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Italia: Morti bianche sul lavoro, continua l'olocausto

Con circa 1300 morti bianche l'anno siamo i primi in europa.

Si mantiene in Italia il trend negativo relativo alle morti bianche sul lavoro e ormai ogni infortunio mortale rappresenta la fonte indicizzante in senso positivo della notizia. I numeri di questo, vero, olocausto sono impressionanti infatti già dal 1 gennaio 2008 e fino al 12 febbraio ben 123 morti bianche sono avvenute in ambito lavorativo e ad oggi abbiamo perso il conto. Infatti le continue ed incalzanti notizie che caratterizzano le prime pagine di tutti i network televisivi e della carta stampata sono all’ordine del giorno. Guardandosi in giro tra legislazione e i dati INAIL, sugli incidenti mortali dal 2004 al 2006, notiamo come sebbene vi siano state nei decenni leggi di settore utili a migliorare la sicurezza nei posti di lavoro non si è praticamente notata una riduzione delle morti bianche. Nel dettaglio vediamo infatti (Dati INAIL,quindi denunciati) che nel 2004 sono avvenuti ben 1328 incidenti mortali,nel 2005 invece il numero è di 1274 mentre nel 2006 ci attestiamo a 1302 , quindi una media che possiamo considerare standardizzata nel tempo. Tra le regioni a maggiore incidenza la Lombardia che nel triennio(2004,05,06) si attesta a 642 infortuni mortali ,seguita nell’ordine dall’Emilia Romagna con 385 e dal Lazio con 339 infortuni letali. Nel 2007, mantenendo la linea comune in termine di numeri, l'INAIL ha registrato ancora 1.125 morti bianche. In ambito Europeo (Fonte INAIL) in relazione sempre ai casi mortali di Infortunio sul lavoro per gli anni dal 1996 al 2005 ci attestiamo al 1° Posto con 10.980 casi su 49.828 totali dell’U.E. a 15 Paesi. Certamente dei dati significanti sulle condizioni di lavoro a cui molte volte devono sopperire i lavoratori costretti ad operare in ambienti non sicuri ed al limite della loro incolumità. Una premessa importante in tal senso e che molte volte gli stessi pur di lavorare e non rischiare il licenziamento non badano alle condizioni ed alla sicurezza nell’ambito del lavoro. L’aspetto legislativo ha voluto, comunque, cercare di contenere nel tempo l’attuale olocausto con una legislazione bifocale partita negli anni 50 quando due D.P.R il 547/55 ed il 303/56 regolamentavano la sicurezza nei luoghi di lavoro, con un’azione preventiva e protettiva di natura oggettiva. Il datore di lavoro infatti doveva provvedere alla riduzione del rischio nell’ambiente di lavoro ed il lavoratore doveva passivamente, indossare il casco,quindi un modello basato su procedure, controlli e Sanzioni. Oggi invece un modello legislativo e quello della 626 /94 che si basa sulla programmazione, sulla prevenzione ed il benessere negli ambienti di lavoro con un’attività di consultazione, formazione ed informazione. Tanti articoli di legge che si riconducono ad un buco nero, chi fa i controlli nelle aziende? Non certo gli ispettori del lavoro specializzati in sicurezza, ma nel 99% dei casi sono dei tecnici della prevenzione negli ambienti di lavoro secondo quanto previsto dalla legge 833 del 1978. Quindi tanti buoni propositi ed un’evoluzione legislativa che allo stato di fatto però non ha prodotto risultati radicali, le morti bianche continuano ancora !!

Tutto ciò avvalora l’ipotesi di un’Italia dalle mille leggi e leggine ben fatte ma mai applicate o fatte applicare, con un risultato sterile ed in questo caso deleterio per l’incolumità dei lavoratori. In atto abbiamo comunque il nuovo Testo unico sulla sicurezza che approvato dal governo uscente i primi di aprile è ancora in fase di rodaggio, questo finalmente prevede sanzioni quali la pena dell’arresto (da 6 a 12 mesi) se il datore di lavoro non predispone un documento della valutazione del rischio nell’ambito dell’attività lavorativa. Ma il sospetto che si cela dietro ai 306 articoli è sempre quello del buon Italiano che dice “Fatta la legge, trovato l’inganno”, infatti alcune recenti sentenze su infortuni mortali si sono ridotte ad una condanna di soli otto mesi per il datore di lavoro e sanzioni monetarie irrisorie.




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