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Antiriciclaggio, approvate le linee guida per le imprese

Il ministero della Giustizia ha approvato la nuova versione del documento che, da questo momento, diventa un punto di riferimento importante per imprese e autorità giudiziaria.

Per i modelli organizzativi una bussola aggiornata alle ultime modifiche del decreto 231. Il ministero della Giustizia ha approvato la nuova versione delle Linee guida di Confindustria che, da questo momento, diventano un punto di riferimento importante per imprese e autorità giudiziaria alle prese con il dilemma dell'adeguamento a una disciplina in continua evoluzione. E questa volta l'aggiornamento predisposto dal Nucleo affari legali, finanza e diritto d'impresa ha tanta più importanza perché prende atto di due fondamentali modifiche intervenute negli ultimi mesi: la prima, dall'agosto scorso, è quella che vede le aziende direttamente responsabili per le violazioni commesse da propri dipendenti in materia di sicurezza del lavoro; la seconda è relativa all'adeguamento della normativa interna alla direttiva antiriciclaggio.
Sul primo fronte, le Linee guida mettono in evidenza come per la prima volta viene prevista la responsabilità degli enti per reati di natura colposa. Un'estensione che crea una serie di problemi come il profilo di incompatibilità in merito al configurarsi dell'interesse dell'impresa alla commissione del reato o il mancato coordinamento della nuova normativa con l'esimente prevista dal decreto 231 nella parte in cui esige la prova dell'elusione fraudolenta del modello organizzativo, una prova che è difficile immaginare se il reato non è doloso. L'allargamento al settore penale dei reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravi e gravissime in violazione delle norme antinfortunistiche avrà come conseguenza la necessità, o meglio l'opportunità, di adottare modelli organizzativi adeguati anche in realtà aziendali di dimensioni medio piccole.
Il modello, spiegano le Linee guida, dovrà così essere necessariamente integrato con il sistema degli adempimenti aziendali già previsti dalla normativa in materia di sicurezza. In questo senso, il passo preliminare è quello di una mappatura delle aree a rischio sulla base delle specificità dell'attività produttiva; la mossa successiva sarà costituita dalla considerazione degli adempimenti che dovranno essere svolti per evitare duplicazioni tra quanto richiesto dal decreto 231 e quanto imposto dalla normativa antinfortunistica. Diventa così decisiva l'individuazione dei collegamenti tra le diverse figure di vigilanza e, in particolare, tra l'Organismo di vigilanza e il responsabile dei servizi di prevenzione protezione.
Per quanto riguarda invece la disciplina antiriciclaggio, le Linee guida sottolineano innanzitutto prerogative e obblighi attribuiti all'Organo di vigilanza: i vincoli relativi alle segnalazioni delle operazioni sospette dovrà corrispondere ai poteri concreti di cui effettivamente dispone. Un'interpretazione che evita di assegnare ai componenti dell'Organo di vigilanza una funzione di garanzia, anche perché è la prima volta che la legge introduce e disciplina una fattispecie di reato a carico dell'Organo stesso.
Tra le attività più esposte alla commissione di reati come la ricettazione e il riciclaggio ci sono l'amministrazione, il commerciale, la finanza, la direzione acquisti e in questo senso le Linee guida raccomandano l'adozione di un modello che permetta di verificare l'attendibilità commerciale e professionale dei fornitori e dei partner finanziari della società. I controlli andranno così indirizzati ai flussi finanziari aziendali con riferimento ai pagamenti verso terzi e alle operazioni infragruppo. Andrà ancora identificata una funzione responsabile della definizione delle specifiche tecniche e della valutazione delle offerte nei contratti standard e un'altra responsabile poi dell'esecuzione del contratto. Nel sistema disciplinare aziendale andranno ancora inserite delle regole di prevenzione dei fenomeni di riciclaggio. Infine potrà essere trovato spazio per l'applicazione dei protocolli preventivi specifici già stabiliti per i reati nei rapporti con la pubblica amministrazione, per quelli societari e il market abuse




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