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Antiriciclaggio, cosa cambia dal notaio

I notai spiegano ai notai le nuove regole antiriciclaggio. I professionisti hanno ricevuto sul loro indirizzo di posta elettronica un vademecum sugli obblighi introdotti dal decreto legislativo 231/07 (alcune norme sono in vigore dallo scorso 29 dicembre, altre saranno operative dal prossimo 30 aprile).
È un documento di 9 pagine con le risposte del Consiglio nazionale del Notariato alle 35 domande più frequenti inviate in questi mesi dai colleghi.
Vere e proprie Faq (acronimo di «domande più frequenti») che precedono, spiega il consigliere Bruno Barzellotti, «la pubblicazione, nei prossimi giorni, delle prime massime sul decreto 231». Un documento «operativo, tarato sui notai e che non esime da approfondimenti», dice.
Quando la legge lo richiede, si precida ad esempio, il cliente dovrà essere identificato comunque: se ha un documento scaduto, il notaio, come pubblico ufficiale ha tutti mezzi previsti dalla legge notarile per accertarne l'identità. Le verifiche antiriciclaggio scatteranno per qualsiasi atto in cui si trasferiscono diritti reali su beni o attività di valore pari o superiore a 15mila euro; sulle costituzioni di società o enti a prescindere dall'importo; in ogni altro caso in cui c'è il sospetto di riciclaggio o finanziamento del terrorismo.
I notai devono, tra le altre cose, fare «un'adeguata verifica della clientela», che comporta controlli più approfonditi sull'identità del cliente, su quella del titolare effettivo (cioè chi controlla società o enti) e su chi opera per conto delle società fiduciarie.
Si dà ad esempio la definizione di «titolare effettivo» che i notai devono identificare secondo il decreto 231/07. È chi «controlla società o enti, mai chi esercita un controllo de facto su una persona fisica» e deve avere «il controllo diretto o indiretto, o essere beneficiario del patrimonio». Si indentifica con una dichiarazione responsabile del cliente, o consultando pubblici registri o in altri modi «idonei»: l'Ordine consiglia di incrociare queste verifiche. Per quanto riguarda le società fiduciarie, il notaio può chiedere il nome della persona per conto del quale si opera «in tutti i casi in cui lo ritenga necessario ai fini della complessiva valutazione dell'operazione».
E se il fiduciario si rifiuta? Potrebbe essere considerato un indizio, assieme ad altre circostanze, che fa pensare a un'operazione sospetta per cui scatta la segnalazione. Si chiarisce bene cosa si intende per «operazione frazionata» (si veda la scheda in alto) e si precisa che per una singola operazione si possono emettere più assegni liberi (quelli senza la clausola "non trasferibile" che dal 30 aprile non possono essere pari o superiori a 5mila euro).





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