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Sicurezza lavoro: la Camera chiede una moratoria di 90 giorni per le imprese

La Camera chiede di dare 90 giorni di tempo in più alle imprese per adeguarsi alle nuove norme in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro. Il Governo sembra intenzionato a concedere sei mesi per gli adempimenti più complessi. Lo schema di decreto legislativo sulla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro ha superato, dunque, il vaglio della Camera: le commissioni Lavoro e Affari sociali di Montecitorio hanno dato il via libera, con il sì del centrosinistra e l'astensione di Fi e Udc, a un parere favorevole, con osservazioni. Tra i rilievi posti dalle due commissioni, la richiesta al Governo di dare più tempo alle imprese per adeguarsi ai «nuovi adempimenti», almeno tre mesi. E l'Esecutivo, secondo il sottosegretario al Lavoro, Antonio Montagnino, potrebbe recepire a questa richiesta, ampliandola.
Si chiede di dare all'Inail un ruolo più significativo sul fronte della formazione e della ricerca sugli infortuni e sulle malattie professionali oltre alla «gestione del registro nazionale delle malattie causate dal lavoro o ad esso correlate». Su questo ultimo aspetto è arrivata la stessa indicazione anche dalla commissione Bilancio, che oggi ha espresso il suo parere favorevole sui profili finanziari del provvedimento.
La filosofia principale dei nostri rilievi - spiega il presidente della commissione Lavoro Gianni Pagliarini - è che non ci debba essere alcun arretramento rispetto all'attuale legislazione». Le osservazioni più importanti riguardano due punti: «il primo riguarda tutti quei casi in cui le pene sono state ammorbidite, come avviene nel caso di assenza del documento di valutazione del rischio - dice Pagliarini - in questo caso prima erano previsti o l'arresto o l'ammenda, mentre ora resta solo l'ammenda». Il secondo rilievo riguarda il tempo a disposizione delle aziende per adeguarsi ai nuovi adempimenti: «In questo caso – sottolinea il presidente della commissione Lavoro - abbiamo evidenziato l'opportunità di differire, entro novanta giorni, l'entrata in vigore delle novità ».

In particolare sul delicato tema dell'apparato sanzionatorio, si chiede all'esecutivo di valutare se fare marcia indietro e rimanere a quanto previsto dalla 626. Possibilità, però, che Montagnino esclude. «L'impianto sanzionatorio - dice Montagnino - è giusto e coerente con la delega». Fra le osservazioni anche la proposta di promuovere la divulgazione della cultura della salute e della sicurezza sul lavoro nell'attività scolastica, universitarie e nei percorsi di formazione. Una ulteriore aggiunta richiesta dalle commissioni, relatori Augusto Rocchi (Rifondazione) e Donato Renato Mosella (Pd), riguarda la valutazione di rischi aggiuntivi da parte del datore di lavoro quando la lavoratrice è in gravidanza.

La Commissione Bilancio della Camera, spiega il relatore del provvedimento Maino Marchi (Pd), «ha dato parere favorevole con due brevi osservazioni relative a rimodulazioni di formulazione». In particolare arriva il parere favorevole «nel presupposto che dal carattere obbligatorio dei contributi a carico delle imprese» (articolo 52) e che «dall'eventuale deducibilità non derivino effetti negativi per la finanza pubblica in termini di minor gettito fiscale». Il provvedimento attende ora il via libera della commissione Lavoro del Senato che è previsto per dopodomani. Poi la prossima settimana il testo dovrebbe tornare a Palazzo Chigi per il via libera definitivo del Consiglio dei ministri.




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