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No dei Garanti privacy Ue al "Pnr" europeo

Critiche alla proposta della Commissione di introdurre in Europa l'obbligo di comunicare alle autorità di polizia e di frontiera i dati dei passeggeri aerei

La proposta presentata lo scorso novembre dalla Commissione europea, secondo cui verrebbe introdotto in Europa l'obbligo di comunicare alle "autorità competenti" i dati dei passeggeri aerei diretti verso i Paesi dell'Ue, come già avviene per gli Usa, è stata accolta con forti critiche da tutte le autorità europee per la protezione dei dati. Un parere adottato congiuntamente dal gruppo di lavoro Ue (Gruppo articolo 29) e dal "Working Party on Police and Justice", presieduto da Francesco Pizzetti, ha richiamato l'attenzione del Consiglio Ue e della Commissione sugli aspetti giudicati contrari ai principi fondamentali in materia di tutela dei dati personali.

Le Autorità per la privacy di tutti i Paesi europei hanno espresso critiche molto serrate contro la proposta di decisione quadro del Consiglio che istituirebbe il cosiddetto "Pnr europeo". I Garanti ritengono che la proposta comporti una grave compressione dei diritti fondamentali dei cittadini europei, sanciti non soltanto dalla direttiva sulla protezione dei dati, ma ancor prima dalla Convenzione di Roma del 1950 (sui diritti umani fondamentali, compreso il diritto al rispetto della vita privata) e, successivamente, dalla Convenzione 108 del Consiglio d'Europa (sulla protezione dei dati personali).

Secondo i Garanti Ue per il Pnr europeo non sono dimostrate né la necessità né la proporzionalità del trattamento previsto nel progetto di decisione quadro. Soprattutto perché esiste già una direttiva Ue, la 2004/82, che prevede l'obbligo per i vettori aerei europei di raccogliere e rendere disponibile, a richiesta, i dati Api (Advance Passenger Information), cioè i dati utilizzati per il check-in. Tale direttiva, peraltro, non ha trovato ancora piena attuazione in tutti gli Stati Membri. Appare quanto meno eccessivo introdurre, dunque, un obbligo ulteriore per finalità di sicurezza quando non si è ancora verificata l'efficacia di un sistema istituito per vigilare sulle frontiere europee.

Numerosi altri aspetti della proposta appaiono problematici: sono troppe le categorie di informazione oggetto di trasferimento, addirittura ulteriori rispetto a quelle previste nell'Accordo sul Pnr Usa; il periodo di conservazione dei dati da parte delle autorità competenti è eccessivo (tredici anni); non vi è chiarezza sulla necessità di prevedere esclusivamente un sistema del tipo "push" (invio di dati su richiesta), e non "pull" (accesso dall'esterno ai database per recuperare le informazioni di interesse), come già indicato nei pareri sul Pnr Usa; l'eliminazione dei dati sensibili eventualmente raccolti (indispensabile per evitare il trattamento di questi dati, che è riservato solo ad alcuni specifici soggetti) va lasciato ai singoli vettori aerei, e non alle autorità riceventi; sono troppo larghi i margini della discrezionalità lasciata agli Stati Membri nell'attuare le disposizioni contenute nella decisione, soprattutto per quanto riguarda l'ambito di circolazione delle informazioni che dovrebbero essere fornite dai vettori aerei.
Le Autorità europee per la privacy chiedono di avviare quanto prima un serio dibattito sul tema che coinvolga tutte le parti in causa: dai Parlamenti nazionali alle compagnie aeree; dal Parlamento europeo alle autorità di protezione dati. Si tratta di evitare che i cittadini, non solo quelli europei, siano oggetto di una sorveglianza generalizzata nei loro spostamenti aerei in Europa.




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