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Ndrangheta: Lavaggio di denaro sporco porta fatturato 55 miliardi

“Il riciclaggio e’ un potente moltiplicatore degli affari delle organizzazioni criminali come la ‘ndrangheta”, sostiene Masciandaro, spiegando come si arriva fino al 5 per cento del Pil.

“Qualunque organizzazione criminale che produce denaro sporco ha un problema: deve ripulirlo, altrimenti aumenta il rischio di essere scoperta. Lavare il denaro e’ un costo, ma poi i soldi possono essere prontamente reinvestiti, sia in affari loschi che in affari puliti, creando un formidabile volano”, dice il docente di Economia. Applicando stime che valgono per le grandi organizzazioni criminali transnazionali, Masciandaro ipotizza che la ‘ndrangheta possa reinvestire direttamente il 25% dei propri ricavi, perche’ sono gia’ in contanti, o finiscono a persone che operano fuori dalla legge o vanno ad alimentare l’usura. Il restante 75% deve pero’ essere riciclato, e il costo medio della ripulitura e’ del 10%. “Il moltiplicatore netto da applicare al fatturato e’ di 1.35, che fa salire i 36 miliardi di euro iniziali fino a sfiorare i 55 miliardi, appunto il 5% del Pil italiano del 2004″.

Specializzato nello studio del riciclaggio, il docente della Bocconi ha appena scritto insieme a Elod Takats, economista del Fondo monetario internazionale e gia’ insegnante a Princeton, e a Brigitte Unger, dell’Universita’ di Utrecht, un massiccio volume dal titolo eloquente: “Black Finance: The Economics Money laundering”, dedicato appunto all’economia in nero basata sul “lavaggio” di denaro sporco. Nel libro si sostiene che le organizzazioni criminali spendono l’11% del loro fatturato in beni di lusso e reinvestono il 57% in attivita’ legali: immobili, azioni, obbligazioni. Con molta attenzione, peraltro, a non ricercare il massimo rendimento quanto invece a privilegiare liquidita’ e semplicita’ di smobilizzo. “Si deve abbassare il moltiplicatore, per ridurre i ricavi leciti delle mafie.


Come fare? Aumentando, per esempio con normative stringenti sull’impiego del contante, la possibilita’ che i flussi di denaro sporco vengano scoperti. A livello mondiale, una regolamentazione antiriciclaggio molto efficace potrebbe far crescere dal 10 al 34% il costo del ‘money laundering’, distruggendo 280 miliardi di dollari di valore per il settore illegale”, sostiene il docente. Applicando all’Italia lo stesso modello econometrico messo a punto da Masciandaro, Takats e Unger, un’efficiente regolamentazione contro il riciclaggio farebbe “sparire” 14,3 miliardi di euro (l’1,3% dl Pil) dalle casse della criminalita’.

Nel testo con cui la commissione tecnica, voluta dal viceministro Visco e guidata dall’ex procuratore antimafia Vigna e della quale Mascindaro fa parte, ha recepito la “III Direttiva europea antiriciclaggio” e’ previsto di ridurre da 12.500 a 5 mila euro il tetto massimo per i pagamenti in contanti.

fonte AGI




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