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Moggi, appello a Garante privacy

Chiesta distruzione di intercettazioni


E' passato un anno, eppure Calciopoli continua a far parlare di sé: l'ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi, ha presentato ricorso al Garante della privacy a tutela dei propri diritti. Moggi, uno dei principali protagonisti della vicenda, ha chiesto la cancellazione e la distruzione di tutti i testi relativi alle intercettazioni telefoniche, oltre a vietare la pubblicazione di altro materiale che lo riguardi.




Secondo l'Ansa Moggi, che ha chiesto tramite il ricorso al Garante della privacy Francesco Pizzetti di essere sentito al più presto, ha presentato un esposto redatto dagli avvocati Federico Tedeschini, Pierluigi Giammaria, Paolo Trofino e Fulvio Gianaria, contro Rcs Quotidiani, La Gazzetta dello Sport, Gazzetta.it, Gruppo Editoriale L'Espresso, La Repubblica e Repubblica.it. Nel testo si ricostruisce la vicenda che ha visto protagonista Moggi, che "continua - si legge - ad essere relegato nello scomodo ruolo del 'capro espiatorio' di situazioni molto più complesse ed articolate rispetto alla media di quelle che una sola persona potrebbe ragionevolmente governare". Nel ricorso si ricorda come ad "aprile si sono concluse le indagini della Procura di Napoli", e "immediatamente i quotidiani nazionali Repubblica e La Gazzetta dello Sport hanno pubblicato, attraverso i rispettivi siti web, ampi stralci contenenti il testo di cosiddette intercettazioni", nonostante la legge stabilisca "il divieto assoluto ed inderogabile di pubblicazione degli atti processuali fino alla conclusione di almeno un grado di giudizio".



Tutto l'impianto accusatorio "della vicenda disciplinare ruota attorno all'inverosimile numero di intercettazioni acquisite dall'autorità giudiziaria che - si legge nel ricorso - prima di assurgere ad elemento o fonte di prova, sono state date in pasto alla stampa ed all'opinione pubblica, del che, prima o poi, qualcuno sarà chiamato a rispondere". Nessun interesse per Moggi a "conoscere come e perchè atti ancora endoprocessuali, che tutt'al più potrebbero e dovrebbero essere nella disponibilità degli indagati e dei loro difensori, siano arrivati in mano alla stampa: non è nostro dovere nè questa, comunque, sarebbe la sede per siffatta indagine. Quel che è certo è che la diffusione delle intercettazioni è in palese violazione della normativa sulla privacy".


... da tgcom.it




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